È meglio programmare che scomparire. Bisogna imparare un’arte, non metterla da parte [e da che parte, ora? Scegliere la parte meno pigra e meno cieca è un’arte, a sua volta]. Bisogna reinventare il sublime. Sfidare Jeff Koons su questo piano. Lo sforzo ha due lati: costruire se stessi, rigorosamente, in privato; accedere a un po’ di rivelazione [A Love Supreme: Coltrane, sempre]. Certo, ogni abilità tecnica ha il suo taglio autolesionistico. Non c’è grazia di stile senza il suo relativo delirio [e il suicidio, che non è bello]. Questo ci fu; ma poi il delirio finisce, e poi inizia la programmazione. Alla fine c’è la salute, è incredibile.

Chi vive non trasumana facilmente, ma si tiene in vita; allora programma il futuro. Tu sei un artista, vero? E allora perché vuoi morire?