C’è un autore (io) e deve fare un dialogo per il teatro. Parlano il Professore e un’Allieva: lui è solo un provocatore intellettuale, ma lei è anche provocante, con il corpo. Il Professore dice: ho un tumore al pancreas, sto morendo, sono divorziato, mia figlia è morta, sono sincero e tu devi credermi. L’Allieva dice: ho abortito, papà è morto, sono libera e sincera, e devi credermi. È chiaro che si ameranno un po’, ma nessuno convince l’altro. Le loro disgrazie abbondano, ma sono anche credibili, e perché non dovrebbero esserlo? Il dramma è la credibilità delle parole senza prove: “Beati quelli che non hanno visto e hanno creduto” (Gv., 20, 29). Ora, è bene che un autore si sfidi da solo: sei sincero o no? Di qui il nervosismo da giullare e tutto il resto.